mercoledì 14 gennaio 2026

Le vite degli altri di PIERO OSTELLINO

 Riporto un paragrafo dell' importantissimo libro di Piero Ostellino , LO STATO CANAGLIA ,riguardo le intercettazioni telefoniche:

Il paragrafo, a pag 149, si intitola LE VITE DEGLI ALTRI:

_ questo nostro Paese (nb l'Italia) incolto, farisaico, senza principi, e' persino riuscito a trasformare un principio di liberta' -la tutela di chi finisce nella rete delle intercettazioni non avendo nulla a che fare con le indagini-in un problema di efficienza.Chiedendosi non quanto le intercettazioni fossero legittime, ma quanto costavano rispetto al loro numero (aggiungo io ragionamento fatto anche dal magistrato calabrese Gratteri).

Poiche' poi, dati  alla mano e' risultato che non costano troppo, il caso si e' chiuso.Se non costassero neppure un euro, non varrebbe, allora, neanche la pena di preoccuparsi delle loro conseguenze sulla liberta' degli italiani ?

Chi parla di principio di liberta', dicono i difensori del sistema, vuole impedire alla magistratura di indagare; e' complice della criminalita', un criminale lui stesso.

Voglio allora essere chiaro fino alla brutalita' : gli italiani che la pensano in questo modo sono ancora , in gran parte, fascisti (anche se non lo sanno); non importerebbe loro di vivere -perche', forse, lo desiderano persino-sotto una sorta di STASI nostrana (STASI= la polizia segreta della Germania est , venuta alla ribalta con il film LE VITE DEGLI ALTRI). E' l'effetto di una cultura estranea allo individuo, alle sue liberta', ai suoi diritti.E' la causa principale della decadenza del paese, della sua incapacita' di modernizzarsi,di essere una compiuta democrazia liberale.Va anche detto che il rito accusatorio (cioe' la prova si forma in aula ed il cittadino e' innocente fono a prova contraria) e' stato introdotto da noi solo nel 1988, quindi culturalmente in tempi recentissimi., il che spiega perche' questo paese consideri colpevole un imputato per il solo fatto di essere sottoposto a qualche tipo di indagine.

Una tara cui non e' estranea - con una classe politica bigotta-parte dei mezzi di informazione. Sarebbe ora che certi giornalisti smettessero di fare da megafono alle Procure incominciassero a fare (solo) i giornalisti

Siamo cosi' ossessionati dal nostro moralismo d'accatto- che e' degenerazione della moralita', manifestazione della doppia morale di cui simo religiosi cultori e cinici praticanti- e della nostra insicurezza che siamo disposti a sacrificare le nostre liberta', i nostri diritti, allo stato di polizia, alla invasivita' del totalitarismo giudiziario mascherato da giustizia in cambio di una sorta di ordine etico tanto improbabile quanto pericoloso.

Al riparo dal principio "chi non ha nulla da nascondere , non ha nulla da temere" - lo slogan di ogni totalitarismo, mentre proprio chi non ha nulla da nascondere avrebbe molto da temere- si sono cosi' giustificate le intercettazioni di massa, non di fronte ad una specifica ipotesi di reato, ma nella speranza che un qualche reato salti fuori.

E' la logica dello stato etico, per il quale ogni cittadino e' potenzialmente un criminale; tutto sta soltanto nel trovare le prove che lo sia.E' il comodo modo, da parte dello apparato repressivo,di evitare la faticosa ricerca di concrete ipotesi di reato, facendo si che siano le intercettazioni a tappeto a fornirgli materiale da scandalo, perlopiu' fattispecie di comportamenti penalmente irrilevanti, ma politicamente appetibili, da gettare in pasto ad una opinione pubblica di perbenisti ,becera e moralista con la complicita' dei media.

Cosi' , magistratura, politica, informazione hanno trasformato parte del popolo italiano in canaille.